Le forme dell’ansia

I DISTURBI D’ANSIA

L’ansia sorge quando siamo costretti a mettere da parte per un certo periodo i nostri sentimenti e la comunicazione con gli altri e quando la vita ci presenta momenti difficili da affrontare; quando le decisioni sono cruciali e le risposte poco chiare e, in tutto questo, il passato pesa sulle nostre spalle. Queste congiunture ci portano ad aspettarci il peggio. Quando temiamo che con molta probabilità un pericolo possa presentarsi in maniera grave e la nostra capacità di sopportarlo e di rimediare a questo evento sono basse, allora le paure prendono la forma peggiore nella nostra mente e ci sovrastano. Tornano ossessivamente nella nostra testa, proponendoci immagini e sensazioni fisiche che ci deprimono o ci terrorizzano. Più cerchiamo di controllare o sfuggire a questi sintomi, più essi si consolidano e arrivano a disturbarci anche nel sonno.

La terapia spesso viene intrapresa quando ci sentiamo invalidati nel lavoro e nelle relazioni, ma un quadro obiettivo della nostra salute mentale può essere fatto precocemente e il problema può acquistare le sue reali dimensioni, in modo da abbandonare gradualmente quello che mi piace definire come il “parcheggio” farmacologico. Tuttavia, in ogni caso, il mio messaggio è che se ne esce, e anche più forti di prima.

LE CATEGORIE DIAGNOSTICHE

Attacchi di panico, attacchi d’ansia, agorafobia, fobie specifiche (nei confronti di animali, fenomeni e ambienti naturali, sangue-infezioni-ferite), fobie specifiche per situazioni particolari (trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, luoghi chiusi), fobia sociale (relativa alle prestazioni nel rapporto con gli altri), ossessioni e compulsioni, traumi o stress sono tutte condizioni dolorose che possiamo sperimentare in qualche momento della nostra vita. Se la durata e l’invalidità legate a queste esperienze sono eccessive, stiamo ricevendo dei segnali dalla nostra unità mente-corpo che vuole avvertirci del fatto che abbiamo bisogno di aiuto. La funzione protettiva e di allerta della paura cade e siamo paralizzati, dormiamo o mangiamo male, siamo isolati, pensiamo al peggio.

L’ESPERIENZA DELL’ATTACCO DI PANICO.

Avete sperimentato un attacco di panico se:

1. vi siete ritrovati al Pronto soccorso o da un cardiologo perché avete temuto di essere vittime di un attacco di cuore, ma i medici vi hanno detto che il vostro apparato cardiocircolatorio è in buona salute;

2. avete avuto paura di soffocare per un senso di oppressione al petto non giustificato da attacchi allergici o di altra natura;

3. durante la guida o in supermercato siete assaliti dalla paura di restare bloccati nella folla;

4. avete avuto l’angosciante sensazione di stare per impazzire;

5. combattete con pensieri che girano nella mente senza fermarsi;

6. vi sentite nervosi e ansiosi in situazioni che prima non vi davano tensione;

7. in qualcuna di queste esperienze vi siete sentiti storditi e in preda a un’intensa paura, col “nodo” in gola, il respiro corto, il cuore che batte velocemente (tachicardia), formicolii, vampate di calore o di freddo, preoccupazioni ossessive, pensieri indesiderati, perdita dell’orientamento, paura intensa di perdere il controllo della situazione.

Spesso rimane la paura, a volte giustificata, che l’attacco possa ripresentarsi a ciel sereno e le limitazioni che conseguono a questa paura sono la base per la depressione che può insorgere se l’ansia non viene diagnosticata in tempo o viene “curata” con rimedi (“forza di volontà”, farmaci, fitoterapici, omeopatici) di efficacia illusoria. Rimettere ordine e apprendere tecniche per l’equilibrio neurofisiologico, dare voce ai problemi e metterli in mano a un esperto: queste sono le soluzioni.

LA GUARIGIONE DALL’ANSIA.

Riacquistare il contatto con le proprie emozioni, il valore di guida che esse hanno nella nostra vita e apprendere le tecniche di rilassamento sono i passi utili per ritrovare il benessere. Attraverso la liberazione naturale dalla morsa dell’ansia con le tecniche comportamentali, si riacquista la lucidità e il coraggio utili a proseguire un livello di analisi che consente di individuare i meccanismi di pensiero che hanno bloccato l’esperienza autentica di sé, creando quell’ingorgo emotivo che si manifesta con l’ansia. In questo modo è possibile convogliare la consapevolezza sui temi di controllo, tendenza alla previsione continua, paura delle emozioni e autovalutazione negativa che rischierebbero di farci ricadere nel disordine energetico rappresentato dall’ansia o dagli attacchi di panico.

L’attenzione a questi spunti di analisi consente di limitare la durata del trattamento psicologico al contrario di quanto avviene con i vecchi approcci. La psicologia cognitivo-comportamentale consente soprattutto di avviarsi a “imparare a nuotare”, anche con l’eventuale “salvagente” dei farmaci. In molte situazioni i farmaci si rivelano utili ma se non prescritti dal medico rischiano di procrastinare la soluzione dei problemi. Altre volte sono un vero e proprio “parcheggio” psicologico: dopo aver appreso le tecniche antiansia ve ne accorgerete. Riorganizzare le risorse psicofisiologiche e i processi di pensiero richiede l’abbandono del copione “posso farcela da solo/a” oppure “devo aggrapparmi alle gocce”. Il trattamento che io propongo annovera, tra le proprie tecniche, anche attività derivate e dagli orientamenti scientificamente validati della psicologia occidentale e delle discipline orientali.

© 2015 – http://www.psicologiasalerno.it (di Ennio Preziosi)