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Ennio Preziosi, psicologo, psicoterapeuta, ipnositerapeuta ed esperto di mindfulness, si occupa di depressione, ansia, sessualità, dipendenze e sviluppo. Ha cominciato la sua attività di ricerca presso i National Institutes of Health dove ha collaborato alle versioni italiane di metodi psicodiagnostici sviluppati presso il Child and Family Research Laboratory. Dottore di Ricerca presso il Policlinico Gemelli, ha pubblicato monografie e articoli su argomenti di interesse sociosanitario.

Nuova pagina sul libro della mindfulness

https://mindfulnesslibri.wordpress.com/2016/04/24/libro-mindfulness/

L’eccesso di pensiero è uno dei mali più insidiosi dell’umanità contemporanea ed il nemico principale del benessere psicofisico e delle relazioni. Le paure e i rimuginii di una mente agitata sottraggono preziose energie a tutto l’organismo.
Questo corso con audioguida, in otto settimane vi permetterà di fare ordine tra i vostri pensieri, di renderli limpidi, di risvegliare i sensi e di allenare l’attenzione per cominciare ad esprimere al meglio il vostro potenziale cerebrale ed esistenziale.
Il termine mindfulness definisce la capacità di orientare consapevolmente l’attenzione al proprio mondo interiore e di scoprire la ricchezza delle proprie risorse latenti. Esplorare quotidianamente ogni angolo o funzione del corpo è un’esperienza che innesca un dialogo con se stessi di utilità impareggiabile per chi vuole imparare a direzionare l’attività anarchica della mente e riprenderne il timone.
Le meditazioni proposte aiutano ad accogliere la realtà e a lasciar andare la lotta contro le emozioni negative. La mente diventa efficiente, il pensare diventa saggio, il presente acquista maggiore importanza rispetto ai pensieri depressivi sul passato o ai pensieri ansiogeni sul futuro.
Sul sito della FrancoAngeli (www.francoangeli.it ), nella Biblioteca multimediale, gli acquirenti del volume potranno scaricare gli 8 brani audio che li accompagneranno nelle meditazioni.

Ennio Preziosi, psicologo, psicoterapeuta e ipnositerapeuta, si occupa di depressione, ansia, sessualità, dipendenze e sviluppo. Ha cominciato la sua attività di ricerca presso i National Institutes of Health dove ha collaborato alle versioni italiane di metodi psicodiagnostici sviluppati presso ilChild and Family Research Laboratory. Dottore di Ricerca presso il Policlinico Gemelli. Cura il sito web www.psicologiasalerno.it

 

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Psicologia del benessere: individui e gruppi

Migliorare le proprie capacità non solo nell’immediato, ma a lungo termine e ampliare la consapevolezza delle dinamiche relazionali, sono obiettivi chiave della psicologia del benessere. Identificare e gestire le emozioni (proprie e altrui) per vivere consapevolmente le relazioni con gli altri, ed essere in grado di pensare (e agire) in maniera intelligente per ottenere risultati e serenità nella vita, sono i percorsi di sano sviluppo mentale che persegue l’essere umano durante tutta la crescita. Raggiungiamo un livello più o meno avanzato di questi percorsi in base a due grandi fattori: le esperienze vissute durante la nostra crescita e le predisposizioni genetiche.

Può sembrare inquietante, ma questi fattori (esperienze e geni) sono in gran parte fuori dal nostro controllo.

Da bambini apprendiamo, nel nostro ambiente di vita, il significato delle relazioni, delle emozioni e dell’impegno sociale (soprattutto in famiglia e a scuola), con un margine di scelta limitato. Alla nascita ereditiamo il patrimonio genetico senza sceglierlo per niente. Con l’aiuto dello psicologo è possibile riappropriarsi della consapevolezza dei propri percorsi biologici ed esperienziali, per fare il punto sulle reali capacità e sui possibili orizzonti di sviluppo dell’unità corpo-mente.

Questo percorso di consapevolezza fonda la sua sorprendente efficacia sulla plasticità del nostro sistema nervoso: le funzioni mentali “indebolite” dallo stress, dai falsi modelli che la società ci impone, da qualunque altro fattore involutivo che implica perdita di salute e di benessere, possono essere recuperate e amplificate, spesso attraverso il miglioramento delle relazioni interpersonali del cliente. Questa affermazione è vera per la cura psicologica delle disabilità mentali come l’autismo o il ritardo (che sfrutta la plasticità neuronale), e per il miglioramento personale di chi desidera riprendere in mano la propria vita e affrontare situazioni di cambiamento (che sfrutta la plasticità neuronale).

Conoscere la propria mente, i motivi dell’insuccesso, le strade per il recupero autonomo dell’energia, i metodi per ridurre lo stress e l’ansia, i metodi per risvegliare la creatività, per gestire le relazioni e i conflitti o per migliorare la concentrazione, sono obiettivi che dovrebbero essere alla portata di tutti.

La psicologia dà un apporto fondamentale alla libertà e alla crescita dell’individuo, è per questo che la sua presenza va garantita, nel pubblico e nel privato, su scala di accesso universale e democratica. Questa è la filosofia delle tecniche psicologiche contemporanee che vengono applicate, con crescente successo, in una delle istituzioni principalmente adibite della crescita personale dell’uomo: la scuola, così come nelle aziende pubbliche e private, negli ospedali e negli studi privati.

La natura strategica degli interventi psicologici contemporanei, sviluppati attorno ai risultati della ricerca scientifica degli ultimi decenni, permette di ottenere il cambiamento e l’autoconoscenza in tempi relativamente brevi.
L’approccio strategico consiste nell’arte di individuare gli ambiti di vita centrali per il benessere del destinatario (individuo o comunità), per poi lavorare su quelle aree specifiche, il cui miglioramento può dare il via a un’evoluzione globale autonoma. Risultano evidenti i risvolti per la diffusione democratica e universalistica delle possibilità di migliorare l’efficienza mentale e di riacquistare la salute mentale da parte di chiunque lo desideri, indipendentemente dal fatto che abbia o meno un problema clinico.

© 2015 – http://www.psicologiasalerno.it (di Ennio Preziosi)

Rilassamento neurofisiologico Jacobson

Rilassamento Neurofisiologico secondo Jacobson (Testa → Piedi).

Indicazioni: tutti i disturbi d’ansia, dell’adattamento, le fobie, alcune dipendenze e disordini alimentari, i problemi di memoria e concentrazione, il recupero psicofisico.

Controindicazioni: diagnosi di disturbo dello spettro psicotico, stato tossico acuto da sostanze psicoattive, discinesie muscolo-scheletriche, bisogno di controllo.

1. Testa e Volto.

Contrazione: inarcare le sopracciglia verso l’alto innalzando la fronte e i muscoli dello scalpo, creando una tensione crescente.
Distensione: rilassare improvvisamente e completamente, apprezzando la piacevole sensazione che deriva.
Contrazione: “strizzare” gli occhi con tensione crescente nella regione oculare.
Distensione: rilassare per avvertire la piacevole sensazione di distensione.
Contrazione: serrare le labbra rivolgendo l’attenzione alla loro tensione.
Distensione: rilassare completamente. Avvertire la sensazione dello sciogliersi delle fibre muscolari attorno alla bocca.

2. Spalle e Collo.

Contrazione: rovesciare la testa all’indietro e premerla con forza crescente contro il piano di appoggio (cuscino, poltrona…) per sentire una crescente tensione nei muscoli cervicali.
Distensione: sciogliere improvvisamente le fibre muscolari del collo, riportando la testa in una posizione piacevole e comoda. Godersi la sensazione di abbandono completo e di recupero muscolare.
Contrazione: sollevare le spalle in alto sempre di più, man mano che si conta fino a 5, contraendo specialmente i trapezi. Porre attenzione alla sensazione di tensione e di lieve oppressione o soffocamento prodotto dalle spalle che spingono contro il collo.
Distensione: far “cadere” improvvisamente le spalle e abbandonarle in posizione di relax. Notare il sollievo e la liberazione dalla tensione e dall’oppressione.

3. Gabbia Toracica e Muscoli Addominali.

Contrazione: inspirare profondamente gonfiando la pancia e il torace e trattenere il respiro per 5 sec.
Distensione: espirare abbandonandosi improvvisamente in modo che i muscoli si rilassino completamente.
Contrazione: contrarre i muscoli addominali tirando in dentro la pancia.
Distensione: rilassare i muscoli e apprezzare il respiro libero a livello addominale. Portare alla mente un’immagine di pace e di fiducia.

4. Spalle e Schiena.

Contrazione: tendere i muscoli dorsali stringendo le scapole all’indietro verso la colonna vertebrale, contraendo in maniera progressiva e sentendo il calore che si produce nei muscoli man mano che ci si avvicina allo spasmo.
Distensione: “spezzare” improvvisamente la tensione e permettere ai muscoli dorsali di sciogliersi ed apprezzarne la distensione. Percepire la posizione della schiena sul piano di appoggio. Visualizzare un’immagine di energia che ripercorre, come un brivido, la schiena.

5. Mani e Avambracci.

Contrazione: stringere a pugno le mani con forza crescente vicina allo spasmo. Prendere coscienza della sensazione di tensione nelle mani e negli avambracci e visualizzare l’emozione della rabbia.
Distensione: abbandonare improvvisamente le mani e le braccia, lasciando “cadere” gli arti. Avvertire la diversa sensazione di rilassamento. Immaginare l’allontanarsi della rabbia. Rivolgere un pensiero di gratitudine ai raffinati strumenti del corpo che sono a disposizione della nostra vita.

6. Parte Superiore delle Braccia.

Contrazione: piegare le braccia in modo che le mani tocchino le spalle e contrarre i bicipiti isolatamente (tenendo possibilmente le mani morbide). Indurre una tensione crescente e appena urente.
Distensione: rilassare e abbandonare improvvisamente le braccia lungo le cosce. Prendere coscienza della sensazione di segno opposto. Abbandonare lontano la tensione.

7. Cosce e Glutei.

Contrazione: allungare le gambe e contrarre i muscoli delle cosce e dei glutei. Percepire la sensazione di tensione che cresce secondo dopo secondo e coinvolge una quantità crescente di fibre muscolari.
Distensione: “spezzare” repentinamente la contrazione lasciando “cadere” le gambe. Percepire la sensazione di gratitudine nei confronti dei preziosi strumenti che ci conducono in giro per il pianeta. Approfondire il perdono e la pazienza.

8. Parte Inferiore delle Gambe.

Contrazione: spingere progressivamente le dita dei piedi in avanti e verso il basso così da produrre una crescente tensione apprezzabile nei polpacci.
Distensione: abbandonare improvvisamente i polpacci e riportare le gambe in posizione comoda. Cogliere la sensazione di gratitudine nei confronti degli strumenti che ci conducono in giro per il pianeta.

Contrazione: tirare le punte dei piedi verso l’alto in direzione delle ginocchia per avvertire una tensione crescente nei muscoli tibiali.
Distensione: abbandonare improvvisamente i piedi e le gambe in posizione rilassata e comoda, apprezzandone la piacevole pesantezza e il calore che potrebbe essersi generato. Visualizzare il proprio concetto di calma.

Percepire come i muscoli e le articolazioni, nella progressione degli esercizi, da un gruppo muscolare all’altro, si vadano sempre più “sciogliendo” e rilassando. Prendere coscienza del piacevole e profondo stato di calma e di liberazione di cui si riesce a godere. Si può restare in questo stato più o meno a lungo, secondo il desiderio personale.

Esercizi di Riattivazione.

Chiudere le mani a pugno, ruotare i pugni verso l’alto e avvicinarli alle spalle. Piegare e distendere le braccia più volte. Visualizzare le energie riordinate e distese che tornano verso il proprio essere. Unire i piedi e avvicinare le ginocchia verso l’addome più volte. Riappropriarsi delle energie sgranchendosi e ponendosi un obiettivo permesso dalla ritrovata lucidità mentale e distensione fisiologica. Respirare profondamente. Aprire gli occhi. Percepire come il corpo sia rinfrancato e rinvigorito per riprendere con diversa attitudine il contatto con la realtà esterna.

Per il Sonno.

In alternativa, se si svolge la procedura prima di addormentarsi allo scopo di sconfiggere l’insonnia, saltare gli esercizi di riattivazione e restare sulla “scia” di rilassamento, abbandonandosi ad un profondo e meritato sonno.

E’ possibile scaricare qui: 01 Ennio Preziosi, PhD – Tecnica di Rilassamento Jacobson – Psicologia Psicoterapia – www.psicologiasalerno.it un file audio esplicativo della tecnica (della durata di cinque minuti circa). Per effettuare una sessione completa, troverete qui: 03 Ennio Preziosi, PhD – Tecnica di Rilassamento Jacobson – Psicologia Psicoterapia – www.psicologiasalerno.it un file audio compresso, che guida all’esecuzione della tecnica (della durata di circa un’ora).

© 2015 – www.psicologiasalerno.it (di Ennio Preziosi)

Le forme dell’ansia

I DISTURBI D’ANSIA

L’ansia sorge quando siamo costretti a mettere da parte per un certo periodo i nostri sentimenti e la comunicazione con gli altri e quando la vita ci presenta momenti difficili da affrontare; quando le decisioni sono cruciali e le risposte poco chiare e, in tutto questo, il passato pesa sulle nostre spalle. Queste congiunture ci portano ad aspettarci il peggio. Quando temiamo che con molta probabilità un pericolo possa presentarsi in maniera grave e la nostra capacità di sopportarlo e di rimediare a questo evento sono basse, allora le paure prendono la forma peggiore nella nostra mente e ci sovrastano. Tornano ossessivamente nella nostra testa, proponendoci immagini e sensazioni fisiche che ci deprimono o ci terrorizzano. Più cerchiamo di controllare o sfuggire a questi sintomi, più essi si consolidano e arrivano a disturbarci anche nel sonno.

La terapia spesso viene intrapresa quando ci sentiamo invalidati nel lavoro e nelle relazioni, ma un quadro obiettivo della nostra salute mentale può essere fatto precocemente e il problema può acquistare le sue reali dimensioni, in modo da abbandonare gradualmente quello che mi piace definire come il “parcheggio” farmacologico. Tuttavia, in ogni caso, il mio messaggio è che se ne esce, e anche più forti di prima.

LE CATEGORIE DIAGNOSTICHE

Attacchi di panico, attacchi d’ansia, agorafobia, fobie specifiche (nei confronti di animali, fenomeni e ambienti naturali, sangue-infezioni-ferite), fobie specifiche per situazioni particolari (trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, luoghi chiusi), fobia sociale (relativa alle prestazioni nel rapporto con gli altri), ossessioni e compulsioni, traumi o stress sono tutte condizioni dolorose che possiamo sperimentare in qualche momento della nostra vita. Se la durata e l’invalidità legate a queste esperienze sono eccessive, stiamo ricevendo dei segnali dalla nostra unità mente-corpo che vuole avvertirci del fatto che abbiamo bisogno di aiuto. La funzione protettiva e di allerta della paura cade e siamo paralizzati, dormiamo o mangiamo male, siamo isolati, pensiamo al peggio.

L’ESPERIENZA DELL’ATTACCO DI PANICO.

Avete sperimentato un attacco di panico se:

1. vi siete ritrovati al Pronto soccorso o da un cardiologo perché avete temuto di essere vittime di un attacco di cuore, ma i medici vi hanno detto che il vostro apparato cardiocircolatorio è in buona salute;

2. avete avuto paura di soffocare per un senso di oppressione al petto non giustificato da attacchi allergici o di altra natura;

3. durante la guida o in supermercato siete assaliti dalla paura di restare bloccati nella folla;

4. avete avuto l’angosciante sensazione di stare per impazzire;

5. combattete con pensieri che girano nella mente senza fermarsi;

6. vi sentite nervosi e ansiosi in situazioni che prima non vi davano tensione;

7. in qualcuna di queste esperienze vi siete sentiti storditi e in preda a un’intensa paura, col “nodo” in gola, il respiro corto, il cuore che batte velocemente (tachicardia), formicolii, vampate di calore o di freddo, preoccupazioni ossessive, pensieri indesiderati, perdita dell’orientamento, paura intensa di perdere il controllo della situazione.

Spesso rimane la paura, a volte giustificata, che l’attacco possa ripresentarsi a ciel sereno e le limitazioni che conseguono a questa paura sono la base per la depressione che può insorgere se l’ansia non viene diagnosticata in tempo o viene “curata” con rimedi (“forza di volontà”, farmaci, fitoterapici, omeopatici) di efficacia illusoria. Rimettere ordine e apprendere tecniche per l’equilibrio neurofisiologico, dare voce ai problemi e metterli in mano a un esperto: queste sono le soluzioni.

LA GUARIGIONE DALL’ANSIA.

Riacquistare il contatto con le proprie emozioni, il valore di guida che esse hanno nella nostra vita e apprendere le tecniche di rilassamento sono i passi utili per ritrovare il benessere. Attraverso la liberazione naturale dalla morsa dell’ansia con le tecniche comportamentali, si riacquista la lucidità e il coraggio utili a proseguire un livello di analisi che consente di individuare i meccanismi di pensiero che hanno bloccato l’esperienza autentica di sé, creando quell’ingorgo emotivo che si manifesta con l’ansia. In questo modo è possibile convogliare la consapevolezza sui temi di controllo, tendenza alla previsione continua, paura delle emozioni e autovalutazione negativa che rischierebbero di farci ricadere nel disordine energetico rappresentato dall’ansia o dagli attacchi di panico.

L’attenzione a questi spunti di analisi consente di limitare la durata del trattamento psicologico al contrario di quanto avviene con i vecchi approcci. La psicologia cognitivo-comportamentale consente soprattutto di avviarsi a “imparare a nuotare”, anche con l’eventuale “salvagente” dei farmaci. In molte situazioni i farmaci si rivelano utili ma se non prescritti dal medico rischiano di procrastinare la soluzione dei problemi. Altre volte sono un vero e proprio “parcheggio” psicologico: dopo aver appreso le tecniche antiansia ve ne accorgerete. Riorganizzare le risorse psicofisiologiche e i processi di pensiero richiede l’abbandono del copione “posso farcela da solo/a” oppure “devo aggrapparmi alle gocce”. Il trattamento che io propongo annovera, tra le proprie tecniche, anche attività derivate e dagli orientamenti scientificamente validati della psicologia occidentale e delle discipline orientali.

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Etica del sentimento

Quella che segue è una lista di valori su cui può reggersi un valido rapporto di coppia (ma anche di amicizia). In altre parole, sono riportate le doti considerate l’espressione delle speranze e dei sogni più profondi di amore e devozione. Sono state riportate con relative definizioni tratte dal vocabolario in due volumi della lingua italiana Devoto-Oli. Ecco come usare questo strumento di edificazione del rapporto.

• Evidenziate e analizzate i significati che maggiormente colpiscono e stimolano la vostra riflessione.

• Evidenziate e analizzate le accezioni dei termini che riconducono alle metafore più stimolanti e illuminanti.

• Evidenziate e analizzate i sinonimi e i contrari per voi più interessanti e chiarificanti.

• Condividete queste analisi e riflessioni con chi è importante per voi.

«SENSIBILITA’»

s. f. 1. Attitudine a ricevere impressioni attraverso i sensi. In psicologia, la attività dei sensi propria di un essere, e anche la proprietà di provare piacere o dolore ♦ In fisiologia, l’attività del sistema nervoso in quanto capace di avvertire e di analizzare gli stimoli che agiscono sull’organismo informandone o meno la coscienza: s. specifica, propria di apparati anatomicamente differenziati, ed espressa da ‘sensazioni’ precise e nitidamente avvertite dalla coscienza (s. acustica, visiva, olfattiva, ecc.); s. generale, i cui recettori sono sparsi in tutto l’organismo, o che interessa l’intera economia dell’organismo. Nell’uso com., spesso con riferimento alla s. generale: perdere, riacquistare la s. di una parte del corpo; la s. di un muscolo, di un nervo. 2. Tendenza part. a risentire gli effetti di una condizione affettiva o emotiva: un ragazzo di grande s.; s. acuta, morbosa ♦ In senso più ampio, capacità d’intendere o di avvertire una determinata realtà con accentuazioni che vanno fino alla percezione o alla rivelazione degli aspetti più complessi e delle sfumature: s. morale, sociale; anima di grande s.; lettore di scarsa s. 3. Nel linguaggio tecnico, s. di un apparecchio o di un dispositivo, grado in cui questo avverte o rivela un certo stimolo o la sua variazione, valutato in vari modi secondo i casi; negli strumenti di misura, il numero di divisioni della scala graduata cui corrisponde un certo valore convenzionale della grandezza osservata o, talvolta, la minima variazione che è possibile rivelare (meglio, allora, limite di s.) ♦ In fotografia, s. di un’emulsione, grado di attitudine di un’emulsione a lasciarsi impressionare dalla luce, valutato secondo vari criteri ♦ S. degli esplosivi, tendenza degli esplosivi a decomporsi più o meno rapidamente sotto l’azione di un agente. [Dal lat. tardo sensibilitas -atis].

• SINONIMI: realtà – materialità, concretezza, percettibilità; impressionabilità – delicatezza, emotività, nervosismo, eccitabilità; sensitività – percettività; reattività – ricettività, rispondenza; apertura – disponibilità, attenzione, coscienza, pietà, gentilezza, tenerezza, sentimento; finezza – raffinatezza, squisitezza.

• CONTRARI: immaterialità, astrattezza, impercettibilità, insensibilità, freddezza, distacco, indifferenza, disinteresse, noncuranza, apatia, ottusità, torpore, chiusura, durezza, grossolanità, rozzezza.

Sensibile

agg. […] In senso spirituale, accessibile a determinati sentimenti: essere s. alla pietà. Assol., esprime l’idea di una tendenza particolare a risentire gli stimoli affettivi e sentimentali, cui si associa un’idea di emotività o suscettibilità accentuata: è un ragazzo molto s.; ha un temperamento troppo s. In senso più genrc., esprime l’idea di una part. disposizione a qlcs., che può determinarsi come apprezzameto, o anche come reattività: essere s. alle lodi, ai complimenti; essere s. ai rimproveri. […]. [Dal lat. sensibilis].

• SINONIMI: reale – materiale, concreto, visibile, tangibile, percepibile, percettibile, rilevabile, fenomenico; chiaro – evidente, grande, forte, intenso, notevole, rilevante, apprezzabile, significativo, sostanzioso, considerevole, ragguardevole, rimarchevole, cospicuo, congruo; impressionabile – delicato, emotivo, nervoso, eccitabile; sensitivo – percettivo; reattivo – ricettivo; aperto – disponibile, attento, cosciente.

• CONTRARI: impercettibile, irreale, immateriale, astratto, ideale, teorico, ipotetico, presunto, intangibile, oscuro, piccolo, debole, tenue, fievole, povero, scarso, limitato, modesto, misero, trascurabile, insignificante, irrilevante, irrisorio, insensibile, freddo, distaccato, indifferente, disinteressato, non curante, incurante, duro, controllato, apatico.

«LEALTA’»

s. f. Onestà dichiarata e ammirevole, costantemente associata a franchezza o a sincerità.

• SINONIMI: sincerità – apertura, schiettezza, franchezza, onestà, correttezza, giustizia, equità, fedeltà, attaccamento, dedizione, devozione, probità.

• CONTRARI: slealtà, falsità, disonestà. scorrettezza, doppiezza, infedeltà, tradimento, malafede, malvagità, perfidia.

Leale

agg. Indica la franchezza e la sincerità associata a una dichiarata e ammirevole onestà: amico, avversario l.; animo, carattere l. ♦ Anticamente, moneta, misura l., non alterata. [Dal franc. antico leial].

• SINONIMI: sincero – aperto, schietto, franco, onesto, corretto, giusto, equo, retto, pulito, fedele, fidato, probo.

• CONTRARI: sleale, falso, insincero, chiuso, disonesto, scorretto, ingiusto, basso, sporco, subdolo, equivoco, abietto, infedele, traditore, infido, fedifrago, improbo.

«RIGUARDO»

s. m. 1. Considerazione conveniente o degna, comprensiva di atteggiamenti che vanno dalla precauzione al risparmio, allo scrupolo più o meno associato a un’idea di rispetto, al trattamento di distinzione o di privilegio: accetta questo ricordo in riguardo della nostra amicizia; è pieno di riguardi per la sua salute; abbiti r., sei ancora raffreddato; stare in r., arc., stare in guardia; ha pensato lui a tutto senza r. a spese; senza r. a fatiche; è un vaso di cristallo che va trattato con tutti i r.; tratta i genitori con ogni r.; è un maleducato che non ha r. per nessuno; chiedimi pure senza tanti r., senza scrupoli, oppure con franchezza; dimmi se qualcuno ti ha mancato di r.; un signore di r.; oggi avremo ospiti di r.; vestito di r., che s’indossa solo nelle grandi occasioni; persona che merita ogni r.; copia di r., di un codice, destinata a persona autorevole. In altre locc.: aver r. a qualcosa, tenerla presente. 2. Alla considerazione può sostituirsi un rapporto di pertinenza: questo non ha alcun r. con la nostra questione; r. a, in quanto a: r. a ciò che mi chiedi…; in r. di, per quel che concerne: in r. di tuo fratello non è stato deciso nulla; a questo r., a tale r., nei r. di; oppure, non com., un rapporto di paragone: la luna è molto piccola a r. della terra. [Sost. deverb. da riguardare].

• SINONIMI: attenzione – cura, prudenza, cautela; precauzione – avvertenza; stima – considerazione, rispetto, premura, sollecitudine, deferenza; relazione – rapporto, connessione.

• CONTRARI: disattenzione, trascuratezza, negligenza, incuria, disprezzo, disinteresse, indifferenza, estraneità.

Riguardoso

agg. Di persona che abitualmente si distingue per una rispettosa cortesia, comprensiva di atteggiamenti che vanno dal timore di arrecar disturbo, alla attenzione garbata, alla complimentosa cerimonia: non essere tanto r., vieni pure a trovarci quando credi; è tanto r. verso la madre; è molto r. con le signore.

• SINONIMI: attento – accurato, diligente, zelante, sollecito, solerte, alacre: affettuoso – carino, tenero delicato, amorevole, gentile, cortese, cordiale, garbato, rispettoso, generoso.

• CONTRARI: sbadato, negligente, distaccato, distante, disinteressato, indifferente, trascurato, egoista, menefreghista.

«GENEROSITA’»

s. f. 1. Nobiltà d’animo che comporta il sacrificio dell’interesse o della soddisfazione personali di fronte al bene altrui: un atto di g. ♦ Nel linguaggio sportivo, l’impegno completo ed entusiastico di tutte le energie nel corso di una competizione. 2. Larghezza nel ricompensare o nel donare: si è rovinato per la troppa g. [Dal lat. generositas -atis].

• SINONIMI: nobiltà – elevatezza, larghezza, magnanimità, grandezza d’animo, signorilità, bontà, umanità, gentilezza, cortesia, carità, altruismo, filantropia, mecenatismo; disinteresse – splendore, magnificenza, grandezza, liberalità, prodigalità, munificenza; sacrificio – eroismo, abnegazione; abbondanza.

• CONTRARI: avarizia, grettezza, tirchieria, spilorceria, taccagneria, meschinità, miseria, egoismo, menefreghismo, indifferenza, ingenerosità, interesse, calcolo.

Generoso

agg. 1. Caratterizzato da un nobile disinteresse e da un coraggioso altruismo: un uomo, un gesto g. ♦ Di persona che, pur potendo usare od ostentare la forza, è pronta all’indulgenza o al perdono: fu g. coi vinti. 2. Largo nel ricompensare o nel donare: essere g. coi dipendenti, coi poveri; esser g. di sé, prodigarsi nell’azione; di donna, scherz., facile a concedersi ♦ Dato o fatto con generosità: una g. mancia ♦ Genrc., ampio, abbondante (talvolta con sfumature maliziose): un g. scollo. 3. lett. Di nascita e indole nobile: g. Erculea prole (Ariosto) ♦ Estens., di buona qualità o razza, gagliardo: vino g., un g. cavallo. [Dal lat. generosus].

• SINONIMI: nobile – elevato, largo, magnanimo, signorile, buono, benevolo, benigno, umano, pietoso, misericordioso, gentile, cortese, sensibile, caritatevole, benefico, altruista; disinteressato – splendido, magnifico, liberale, prodigo, munifico; ricco – abbondante, ampio copioso; forte – glorioso, eroico.

• CONTRARI: avaro, gretto, tirchio, spilorcio, taccagno, tirato, meschino, misero, egoista, menefreghista, indifferente, interessato, calcolatore, limitato, modesto, piccolo, piccino, scarso, esiguo, debole, fiacco.

«RISPETTO»

s. m. 1. L’osservanza della dovuta sottomissione e/o riverenza nei confronti di qlc., in quanto impronta l’atteggiamento o il comportamento: nutrire, provare r. per qlc.; persona che impone, che ispira r.; il r. verso i genitori, verso i superiori; salutare con r.; anal. r. per le istituzioni ♦ In espressioni di cortesia, anche formale, saluto ossequioso: gradisca i miei r. In rapporto con questa particolare accezione, designa una forma popolare di lirica amorosa, consistente metricamente in una strofa di endecasillabi costituita da quattro versi a rime alterne e da una ripresa di due coppie di versi a rime baciate ♦ Con allusione più esplicita ai pregi oggettivi, apprezzamento di stima, o buona considerazione: professionista, che merita r.; persona di tutto r. 2. Disposizione ad astenersi da atti offensivi o lesivi, implicita nel riconoscimento di un diritto:; il r. per i propri simili; r. per la proprietà, per la vita altrui; portare r. a qlc. (e in forma negativa non portare r. a nessuno, danneggiare o colpire senza distinzione in modo implacabile); tenere in r., tenere a freno, incutendo timore ♦ Nell’uso fam., tale disposizione può attenuarsi come desiderio di non offendere la suscettibilità e spec. il senso della decenza: il bambino, con r, parlando, ha vomitato tutto. 3. In altre determinazioni prevale il sign. di ‘osservanza o conformità’ spec. nei confronti di un obbligo o di un ordine normativo: il r. di una legge, di un regolamento, di un accordo ♦ Dall’idea di osservanza o di conformità si passa a quella di ‘considetazione’: non com., aver r. a qlcs.; e spec. nella loc. r. umano, l’eccessiva considerazione delle opinioni altrui come misura del proprio comportamento morale, spec. in quanto costituisce limitazione o impedimento all’iniziativa: deporre ogni r. umano ♦ L’idea di ‘considerazione’ si determina spesso come ‘modo di considerare’ o ‘punto di vista’: una persona perbene sotto ogni r. ♦ Nella loc. prepositiva rispetto a (non com. a r. di, per r. di, in r. a, per r, a), la ‘considerazione’ si intende soprattutto come ‘rapporto’ con un termine di commisurazione o di confronto; il canale scorre più in basso r. al piano stadale; r. all’anno scorso la vita è molto più cara ♦ Non com. o arc. nel senso di ‘cautela’, ‘precauzione’ o ‘indugio’. 4. In locc. particolari: foglio di r., nei libri, il foglio posto tra il frontespizio e la copertina o il foglio di risguardo ♦ Zona di r., nella quale la costruzione di edifici è vietata o soggetta a determinati vincoli. 5. arc, Riserva; secie nelle locc, per r., di r., di riserva. Nel linguaggio marinaresco, materiale di r., accantonato a bordo o a terra, per l’eventuale sostituzione di quanto viene consumato o danneggiato. [Dal lat. respectus -us].

• SINONIMI: stima – considerazione, devozione, adorazione, venerazione, omaggio, ossequio, deferenza; riguardo – educazione, tatto, discrezione; rigore – rigorosità, disciplina; diligenza – scrupolo, scrupolosità, minuziosità, meticolosità, pignoleria; confronto – paragone, relazione.

• CONTRARI: disprezzo, critica, biasimo, noncuranza, offesa, insulto, oltraggio, beffa, derisione, scherno, danno, danneggiamento, maltrattamento, lesione, disubbidienza, trasgressione, violazione, inosservanza, leggerezza, superficialità.

Rispettoso

agg. 1. Indica un atteggiamento, anche esteriore, di osservanza della superiorità o dei diritti altrui, con manifestazioni comprendenti la sottomissione più o meno sincera, la devozione, la astensione da ingerenze o da interventi inopportuni o sconvenienti: scolari poco r. verso i maestri; r. amicizia, gratitudine; sono r. delle opinioni altrui ♦ Con riferimento ad aspetti più formali e convenzionali: inchino r.; r. saluti. 2. arc. Cauto, guardingo.

• SINONIMI: ubbidiente – corretto, educato, ligio, riguardoso, reverente, ossequiante, ossequioso, deferente.

• CONTRARI: disubbidiente, scorretto, maleducato, insolente, canzonatorio, ironico, derisorio, irrisorio, sprezzante, irriguardoso, irriverente.

«COMPRENSIONE»

s. f. 1. lett. Capacità di afferrare e valutare sul piano spirituale, logico o affettivo: la c. di una situazione petrarchesca ♦ Capacità di valutarsi e giustificarsi reciprocamente: fra i due coniugi non c’era mai troppa c. 2. indulgenza motivata da un’intuizione spersonalizzata dei precedenti di un fatto, di un comportamento, di una situazione: dar prova di c. nei confronti di qlc. 3. Il complesso degli elementi costituitivi di un concetto o compresi tra le accezioni di un vocabolo. Nella logica formale (contrapposto a estensione), il complesso delle determinazioni che definiscono e circoscrivono un concetto. [Dal lat. comprehensio -onis].

• SINONIMI: intendimento – capacità di capire, intelligenza, penetrazione, cognizione esatta; apertura – disponibilità, condiscendenza, indulgenza, umanità, larghezza di vedute, tolleranza, pazienza sopportazione.

• CONTRARI: ottusità, ignoranza, incomprensione, durezza, rigidità, ristrettezza, intransigenza, intolleranza, impazienza.

Comprensivo

agg. 1. Che contempla e rivela una pluralità di contenuto o di sign. ♦ In bot., di bosco o prodotto annuo ♦ Capace di comprendere: intelletto c. 2. Che dà prova di motivata indulgenza nei confronti del prossimo. 3. Nella filosofia stoica, rappresentazione c., lo stesso che collettiva. [Dal lat. comprehensivus].

• SINONIMI: comprendente – inclusivo; aperto – disponibile, condiscendente, indulgente, umano, tollerante, paziente, generoso, sensibile, pietoso.

• CONTRARI: chiuso, duro, rigido, intransigente, intollerante, impaziente.

«RAGIONEVOLEZZA»

s. f. La razionalità intesa come elemento di equilibrio e di misura: la sua inaspettata r.; la r. delle tue proposte.

• SINONIMI: ragione – razionalità; equilibrio – saggezza, assennatezza, riflessione, ponderatezza, prudenza, giudizio, accortezza, cautela; legalità – legittimità, liceità; facilità – possibilità, credibilità, ammissibilità, realismo, verosimiglianza, logicità, sensatezza, fondatezza, giustizia, correttezza, opportunità, convenienza, proporzione, coerenza, adeguatezza.

• CONTRARI: irragionevolezza, irrazionalità, squilibrio, pazzia, follia, dissennatezza, imprudenza, sconsideratezza, avventatezza, illegalità, illegittimità, illiceità, difficoltà, impossibilità, improbabilità, inammissibilità, inverosimiglianza, assurdità, illogicità, insensatezza, infondatezza, ingiustizia, scorrettezza, inopportunità, sconvenienza, esagerazione, eccesso, incoerenza, inadeguatezza.

Ragionevole

agg. Dotato di facoltà razionali: l’uomo è un animale r. 2. Indica l’opportunità o la convenienza associata al concetto di misura, spec. sul piano economico o su quello dei rapporti sociali: sii r. e non pretender l’impossibile; una proposta, una soluzione r.; fatemi un prezzo r.; sospetto, preoccupazione r.; una mancia r.; il compenso mi pare più che r. [Dal lat. rationabilis incr. con l’it. ragione].

• SINONIMI: razionale – pensante, ragionante, raziocinante; equilibrato – saggio, assennato, riflessivo, ponderato, prudente, giudizioso, accorto, cauto; legale – legittimo, lecito, facile – possibile, probabile, pensabile, immaginabile, credibile, concepibile, accettabile, ammissibile, realistico, verosimile, logico, sensato motivato, fondato, giustificato, giusto, corretto, opportuno, conveniente, proporzionato, coerente, adeguato.

• CONTRARI: irragionevole, irrazionale, squilibrato, scriteriato, pazzo, folle, dissennato, irriflessivo, imprudente, sconsiderato, avventato, sventato, incauto, illegale, illegittimo, illecito, difficile, impossibile, improbabile, inimmaginabile, incredibile, inconcepibile, inaccettabile, inammissibile, inverosimile, assurdo, illogico, insensato, immotivato, infondato, ingiustificato, ingiusto.

«RESPONSABILITA’»

s. f. 1. com. Congruenza a un impegno assunto o ad un comportamento, in quanto importa e sottintende l’accettazione di ogni conseguenza, spec. dal punto di vista della sanzione morale e giuridica: assumersi, addossarsi, prendersi la r. di un’azione; una grande, una grave r.; assumo per intero la r.; non voglio alcuna r. in questa faccenda; la r. della casa è tutta sulle spalle di mia madre. 2. In diritto, situazione per la quale un soggetto giuridico può essere chiamato a rispondere della violazione colposa o dolosa di un obbligo: r. civile, derivante dalla violazione di un obbligo di diritto privato e soprattutto da fatto illecito; r. penale, relativa alla violazione di una norma penale sanzionata; r. amministrativa, quella dello Stato o degli enti pubblici per danni causati ai privato dalla attività illegittima dei loro organi; r. internazionale, rapporto che si stabilisce tra lo Stato cui sia imputabile un illecito internazionale e lo Stato danneggiato; società a r. limitata, i cui soci rispondono solo del pagamento della quota sottoscritta. 3. In filosofia, la situazione per la quale un agente si presenta come causa volontaria di un certo effetto e diviene suscettibile di giudizio o di sanzione morale.

• SINONIMI: serietà – affidabilità, consapevolezza, coscienza, scrupolo; direzione – gestione, organizzazione; dovere – impegno, incombenza, obbligo, peso, onere; causa – origine, fonte; colpevolezza – colpa, implicazione, imputabilità; garanzia – malleveria.

• CONTRARI: irresponsabilità, inaffidabilità, inconsapevolezza, incoscienza, dipendenza, innocenza, estraneità.

Responsabile

(arc. risponsabile) agg. Di persona che, in quanto consapevole del proprio agire, diviene suscettibile di giudizio o di sanzione: ciascuno è r. delle proprie azioni; r. davanti a Dio, verso la patria, di fronte alla propria coscienza ♦ Assol.: una persona r. (o anche comportamento r.), pienamente aderente al compito per serietà morale e intellettuale; la parte r. del Paese, i cittadini più illuminati e solleciti del pubblico bene ♦ In riferimento alla mansione o al grado: il magazziniere è r. della conservazione dei materiali, il capo del personale è r. della disciplina degli impiegati ♦ In riferimento ad azione criminosa assume sign. affine a ‘colpevole’: si rese r. di efferati delitti ♦ Part., nella marina militare, dell’ufficiale i S.M. incaricato della custodia, della disciplina e dell’amministrazione di navi in disponibilità. [Agg. verbale di un presunto responsare, vero denom. di responso].

• SINONIMI: ragionevole – serio, affidabile, fidato, saggio, sensato, assennato, corretto, consapevole, cosciente, coscienzioso; capo – gerente, gestore; sorvegliante; mallevadore; dirigente – governante, direttore, coordinatore, conduttore; custode; garante; colpevole – reo.

• CONTRARI: inaffidabile, irresponsabile, incosciente, dipendente, innocente, esecutore.

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Bilancio del sodalizio di coppia

Questo semplice strumento vi consentirà di valutare una serie di aspetti del vostro rapporto di coppia. E’ utile riflettere sugli elementi dell’inventario insieme al proprio partner. Si consiglia di prendere un appuntamento per dedicarsi un’ora a questa autoanalisi di coppia in modo da poter comprendere quali aspetti della relazione necessitano di attenzione e quali invece denotano accordo e completamento reciproco.

(Adattato da: Beck A., 1988).

Nella colonna di sinistra date un punteggio alle voci elencate secondo la frequenza in cui l’episodio accade:

0= mai 1= raramente 2= qualche volta 3= frequentemente 4= sempre

e in seguito richiedete un consulto online per capire cosa si può fare per i vostri problemi di coppia, indicando le aree problematiche che avete evidenziato.

DECISIONI:

Quando dobbiamo discutere un problema o prendere una decisione:

___ non siamo d’accordo

___ il mio partner si arrabbia

___ io mi arrabbio

___ io mi arrendo

___ il mio partner si arrende

___ non veniamo a compromessi

___ le decisioni le prendo io

___ evitiamo di prendere decisioni

___ i miei sentimenti sono feriti

___ i suoi sentimenti sono feriti

___ litighiamo per cose da nulla

QUESTIONI ECONOMICHE:

___ il mio partner è uno spendaccione

___ il mio partner è tirchio

___ il mio partner brontola per ogni mia spesa

___ non pianifichiamo le spese mese per mese

___ non abbiamo un accordo sui risparmi

___ non riusciamo a capire dove vadano a finire i soldi

___ il mio partner tiene nascosti i debiti che fa o dove vanno a finire

i soldi

___ non abbiamo un accordo sulla priorità da dare alle spese

___ spendiamo senza sentirne la responsabilità

RAPPORTI SESSUALI:

___ per il mio partner i rapporti sessuali hanno più importanza che

per me

___ per il mio partner i rapporti sessuali hanno meno importanza che

per me

___ trovo difficile parlare di sesso con il mio partner

___ i nostri rapporti sessuali non sono soddisfacenti

___ sono riluttante a comportarmi affettuosamente perché il mio

partner diventa troppo voglioso

___ le nostre preferenze sessuali sono diverse

___ il mio partner usa la sessualità per controllarmi o punirmi

___ il mio partner ha un interesse eccessivo per il sesso

___ il mio partner è insensibile ai miei desideri sessuali

___ non siamo d’accordo sul sesso protetto e i metodi anticoncezionali

SVAGHI E ATTIVITA’ PER IL TEMPO LIBERO:

___ nel tempo libero stiamo insieme meno di quanto vorremmo

___ il mio partner dedica troppo tempo allo svago

___ mi sento costretto a fare cose che preferirei non fare

___ non ci piacciono le stesse attività ricreative

___ il mio partner ha pochi hobby o interessi per il tempo libero

___ non c’è un giusto equilibrio fra il tempo libero che passiamo insieme

o separati

___ il mio partner non suddivide in modo equilibrato lavoro e svago

___ sul divertimento abbiamo idee diverse

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Limiti e risorse dell’ipnositerapia

QUALI LIMITI HA L’IPNOSITERAPIA.

Evidenziamo qui le condizioni in cui la procedura ipnotica è controindicata. Sopra accennavo agli stati ansiosi acuti, sebbene con particolari tecniche è possibile già “aggredire” l’ansia acuta portando il paziente al lavoro sulla consapevolezza muscolare (Rilassamento Neurofisiologico di Jacobson, mantenimento degli occhi aperti). Patologie psicotiche non croniche, inoltre, necessitano di un preventivo intervento riabilitativo, di tipo cognitivo ed eventualmente farmacologico e si giovano della covert hypnosis, un modello di comunicazione profonda e consapevole adatto, inizialmente, nei disturbi psichiatrici cronici. Accade quindi che la discussione, in fase di diagnosi/assessment, permetta di programmare, ad esempio, l’ipnosi come tecnica conclusiva di consolidamento dei primi obiettivi del paziente, dei primi risultati dell’incontro diagnostico e successivamente degli risultati conclusivi del cammino terapeutico cognitivo-comportamentale (ed eventualmente farmacologico).
Accade poi che gli iniziali benefici della terapia ipnotica danno una spinta magnifica alla motivazione verso questa efficiente opzione terapeutica, che è sempre meglio conosciuta anche dai medici di medicina generale e dagli infermieri. Ciò si traduce in una fiduciosa esperienza del gentile e guidato “ingresso dentro di sé” che l’ipnosi offre.
L’ipnosi viene discussa e indicata quindi in fase diagnostica e in fase terapeutica. La corrente clinica della Programmazione Neurolinguistica (PNL) e delle Scienze cognitive sono i pilastri operativi di queste fasi di riscoperta e guarigione psicologica.

L’IPNOSI AIUTA A DESUGGESTIONARCI.
Ho messo in moto, nella mia attività di formazione e ricerca applicata, i naturali processi che portano a “far aprire le orecchie all’inconscio” che è dentro di noi per liberarlo. Ciò che accade nello stato di rilassamento profondo ipnotico, è proprio il sorgere di una condizione di ricettività e di accesso ai nostri ricordi da rielaborare, in modo da rispondere, nella vita quotidiana, ai suggerimenti terapeutici formulati insieme in seduta e condivisi dall’ipnoterapeuta.
Si accede così alle risorse del nostro cervello (espansione della coscienza, recupero dell’autostima, del rapporto con il cibo) e alla libertà dalle dipendenze e dalle suggestioni stressanti o dannose che provengono dalla sofferenza, dal passato e dalla società.

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La trance ipnotica

IPNOSI QUOTIDIANE:
COSA AVVIENE QUANDO ENTRIAMO IN TRANCE IPNOTICA.

La trance è uno stato particolare della nostra attenzione. Quando propongo o mi viene richiesto un intervento ipnotico, faccio comprendere innanzitutto che spontaneamente, durante la giornata – a volte senza accorgercene – la mente si concede stati di trance spontanei. L’esempio più calzante è il sonno: ha inizio e si mantiene costante nella notte grazie a sofisticati meccanismi biologici del cervello e del corpo e risente dei pensieri. Se la mente glielo concede, e non siamo affetti da ansia, la nostra attenzione si focalizza tutta sul corpo abbandonato, rilassato, a volte sul nostro respiro, sulla posizione nel letto. Quando interviene un pensiero ricorrente di pericolo, o uno stimolo esterno, o un disagio fisico, l’attenzione devia il suo corso e ci si risveglia o si fatica ad addormentarsi.
Siamo in una leggera trance anche quando fissiamo un panorama o siamo assorbiti completamente da un impegno mentale o sentimentale, quando siamo immersi in un gioco, in una melodia, in un film o nei “sogni a occhi aperti”, o parimenti quando subiamo un trauma improvviso e spaventoso e restiamo “impietriti” o congelati nelle nostre emozioni. Durante le nostre trance quotidiane il tempo e lo spazio sembrano non contare più: sono sospesi, e spesso “non facciamo caso” a ciò che avviene attorno, ad eccezione di quello stimolo su cui siamo concentrati.
Ancora, stati simili si riscontrano in disturbi depressivi, ma la distinzione da fare è tra normale “pausa” dall’esterno (con assorbimento dell’attenzione e quindi trance) e stati catatonici di una sindrome particolare. L’ipnosi riproduce quel percorso di allentamento dei processi inibitori della mente, e nella sessione terapeutica iniziale il paziente (che non deve parlare o compiere azioni) può arrivare a non sentire nemmeno i dolori. E’ noto infatti l’impiego dell’ipnosi in chirurgia o in odontoiatria o in oncologia (v. sopra).

COSA AVVIENE QUANDO INDUCIAMO UNA TRANCE.

“La trance si ottiene facendo delle transizioni progressive dalla realtà esterna alla realtà interna” (Sferrazza, 2007). Essa può essere leggera, media e profonda. Lo psicologo ricalca questi livelli nell’accompagnare, momento dopo momento, alla pratica. Noi insegniamo, ad un livello avanzato, anche a beneficiare autonomamente di autoinduzioni a casa: l’autoipnosi.
In studio invitiamo a concentrarsi sulle immagini e sulle parole che suggeriamo al paziente, in un processo lento e rilassante di liberazione, e molto guidato dal rilassamento progressivo (Rilassamento frazionato di Vögt, ad esempio) che inizia il viaggio verso la trance, più o meno profonda a seconda del momento della terapia e di variabili che spieghiamo nei paragrafi successivi.
LE SEDUTE:
INFORMARE E CONDIVIDERE GLI OBIETTIVI.

Dopo aver conosciuto il problema e dopo aver accolto eventuali domande, precisiamo poi che se lo si desidera, in qualunque momento, si può esprimere ciò che si prova o si può decidere di intervenire, o interrompere. Gli stati ansiosi acuti inizialmente possono, comprensibilmente, far decidere di opporre resistenza al lieve addormentamento che si sperimenta, e se ne discute. Ma se lo psicologo risolve questi problemi iniziando con i test di suggestionabilità: può così capire insieme al paziente, “la strada preferita” del neofita per accedere al rilassamento lento e profondo. Va rispettata la persona e il metodo va adattato per prenderne il meglio: situazioni di disagio o paura non accadono se lo psicologo condivide l’assessment, infonde fiducia, tranquillità e invita all’autonomia.
Elemento essenziale per prepararsi a “lasciarsi andare”, nel corso della lenta induzione ipnotica, sono quindi la serietà del professionista, che informa sui processi, sugli obiettivi e, non ultimo, su tutte le domande del paziente relative alla propria formazione scientifica e a ciò che accadrà o non accadrà. Aprendo a un’esperienza dove i diritti di informazione, di gradualità o anche di resistenza sono accolti e risolti.
Libertà e atteggiamento inesigente (sospensione dell’atteggiamento di rincorsa all’obiettivo), e allentamento delle paure sono le espressioni più utili che un neofita collaborativo e fiducioso coltiva, per poi assaporare i benefici di una parentesi di immersione lenta dentro se stesso.

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Mito e scienza dell’ipnosi

SPETTACOLO E TERAPIA.

Accenno alle numerose misconception generate dal secolare utilizzo spettacolaristico dell’ipnosi. Gli scopi della dimostrazione artistica sono piacevoli e interessanti, ma anche illuminanti: l’ipnotista che lavora sui palcoscenici dimostra, con perizia scientifica, che esistono tecniche rapide di comunicazione (valide anche in psicoterapia), che mettono in moto il potere della nostra mente sulle esperienze e sui comportamenti. L’ipnosi clinica può modificare convinzioni svantaggiose per il paziente, le quali sostengono abitudini o disturbi invalidanti. E parliamo, in particolare, di fumo e dipendenze, alimentazione (binge eating), insonnia, problemi psicosessuali e psicosomatici, disturbi d’ansia.

AUTONOMIA E COERCIZIONE.

L’ipnosi clinica usata dagli psicologi abilitati è un processo che non ha niente a che fare con una metodica coercitiva anzi, al contrario, insegna al paziente il modo autonomo, efficace e sorprendente di mettersi in contatto con la parte migliore di sé. Quella parte del nostro funzionamento mentale e fisico che mantiene i nostri equilibri: l’inconscio e la sua attività motivazionale e neurovegetativa. E’ l’inconscio, in ultima analisi, che ci permette di amare, o ci condanna a soffrire. L’ipnosi fa riprendere le redini dell’equilibrio neurologico, ormonale e comportamentale che tiene in vita l’esistenza autentica e completa delle funzioni fisiologiche e di una vita relazionale soddisfacente.

Autoanalisi

Ho bisogno di aiuto specialistico?

Verifichiamo con spirito di autoanalisi se su di noi ci sono altri meccanismi di sofferenza che fanno pressione, per decidere di chiedere aiuto. Tali meccanismi-allarme possono essere:

  • Accudimento compulsivo. Sento il bisogno o ho la necessità di prendermi cura degli altri, per “pagare un prezzo a priori” indispensabile affinché possa finalmente essere considerato, apprezzato, amato nella maggior parte delle relazioni interpersonali.
  • Agonismo compulsivo. Mi metto continuamente alla prova mediante competizioni non solo con gli altri, ma anche con me stesso, per sentirmi vivo, dare un senso alla mia esistenza e compensare eventuali insoddisfazioni o percezioni di inadeguatezza.
  • Bassa amabilità personale. Non mi sento degno di amore e prevedo che sicuramente una persona che mi conosca in profondità e diventi pienamente consapevole di ciò che sono, non potrà amarmi. Se mi amerà vuol dire che non ha compreso fino in fondo ciò che sono realmente.
  • Bassa autonomia personale. Ho bisogno di persone più forti e/o mature a cui delegare scelte, giudizi e decisioni.
  • Controllo delle situazioni e delle emozioni. La realtà esterna mi sembra troppo caotica, instabile, e le persone sono ostili, per cui devo stare ben attento a guai imprevedibili. La realtà interna mi sembra troppo caotica, instabile, e non posso fidarmi delle mie esperienze emotive per entrare in relazione con il mondo e me stesso. Inoltre, è bene che non manifesti le mie emozioni ad alcuno.
  • Costrizione. Non ho scelte, sono su di una via obbligata, sono costretto dagli altri a fare ciò che sto facendo oppure devo assolutamente crearmi dei vincoli autoimposti senza alternative.
  • Delusione. Gli altri sono inaffidabili, prima o poi mi deluderanno, non sono interessati a me. Io stesso sono una nullità e non sono all’altezza di dare affetto.
  • Dipendenza affettiva. Non posso fare a meno di vedere determinate persone che sono assolutamente indispensabili per dare senso alla mia vita e realizzare la mia felicità. Senza la persona che amo la mia vita non avrebbe significato.
  • Doverizzazione. Non posso assecondare i miei interessi personali, i miei desideri e il piacere perché le regole vogliono che io debba essere all’altezza di ciò che si aspettano gli altri da me, altrimenti mi sentirò dolorosamente in colpa.
  • Debolezza personale. Sono fisicamente vulnerabile agli agenti patogeni e ne ho timore, o non riesco a prendere decisioni e ad assumermi responsabilità. Per questo sono alla ricerca di una o più figure protettive capaci di offrirmi aiuto e di affrontare al mio posto situazioni troppo complesse o pericolose.
  • Impotenza (v. sopra). Non posso fare niente per influenzare il corso di specifici eventi e qualsiasi sforzo è inutile. Pertanto mi blocco, sono apatico ed evito di tornare a mettermi nei guai con le mie stesse mani.
  • Attribuzione causale degli accadimenti. Il destino, la fortuna, l’ambiente, le mie caratteristiche biologiche, sono ciò che determinano totalmente o in buona parte la mia vita e sono cose sulle quali non ho alcuna possibilità di incidere.
  • Predisposizione allo sforzo. Posso contare solo su me stesso e sul mio impegno per affrontare le difficoltà della vita. Sono l’unica persona efficiente del mio entourage e non posso delegare quasi nulla.
  • Sensibilità al giudizio. Ciò che gli altri pensano (e che io penso che pensino) di me mi fornisce l’opinione e la valutazione più utili a comprendere me stesso. Tuttavia, siccome prima o poi deluderò gli altri con la mia incapacità, è meglio evitare di esporsi a tali opinioni e valutazioni.
  • Basso valore personale. Gli standard che devo raggiungere devono essere sempre più elevati e devo migliorare sempre di più le mie performance, altrimenti non meriterò l’amore degli altri.
  • © 2015 – www.psicologiasalerno.it (di Ennio Preziosi)

Idee irrazionali e ristrutturazione

Idee irrazionali.
La ricerca psicologica ha notato che tutti noi tendiamo biologicamente ed evolutivamente a creare e sottoscrivere credenze profondamente radicate e irrazionali che riguardano noi stessi e il mondo che ci circonda soprattutto nei momenti di profonda difficoltà. Questi pensieri automatici sono in grado di definire degli schemi mentali e di influenzare significativamente le emozioni e i comportamenti che portano allo scacco.
Esse ci rendono vulnerabili ai disturbi emozionali e ai comportamenti disadattivi e il loro cambiamento richiede uno sforzo intenso e prolungato. Quando un pensiero o un’idea è definita irrazionale non vuol dire che sia in contrasto con le leggi della logica formale o informale. Al contrario, quando viene definito disfunzionale si pone attenzione solo alle conseguenze disadattive che da esso promanano, vale a dire all’effetto prodotto, e non alla forma assunta. Quali di queste idee funzionano in noi? Ecco le dieci istruzioni per renderci infelici:

1) E’ necessario ricevere affetto ed approvazione da parte di tutte le persone che sono per noi significative. (Esercizio di autoanalisi: quando mi è capitato di abbracciare questa idea e le sue conseguenze negative?)

2) E’ necessario mostrarsi sempre e dappertutto competenti ed efficaci o per lo meno esserlo nei settori più importanti.

3) Quando gli altri ci danneggiano o si comportano in modo sleale, è giusto criticarli e condannarli in toto, in quanto sono persone del tutto negative e malvagie.

4) Quando si è gravemente frustrati, trattati in modo scorretto o rifiutati dagli altri, è giusto vedere il mondo come qualcosa di orribile e di inaccettabile.

5) Le emozioni negative provengono da fonti a noi esterne e ben poco possiamo fare per controllare i nostri sentimenti.

6) Se qualcosa sembra pericolosa o comunque in grado di produrre paura, è necessario preoccuparsene e rispondere con ansia.

7) E’ più facile evitare di affrontare le difficoltà e le responsabilità che la vita ci propone, piuttosto che adottare forme gratificanti di autodisciplina.

8) Il passato ha un’importanza decisiva sulla nostra vita. Il fatto che qualche evento ci abbia fortemente influenzato nel passato significa che esso continuerà a determinare i nostri sentimenti e comportamenti anche nel tempo presente.

9) Le persone, e il mondo in genere, dovrebbero essere migliori di quanto non siano. Se non si trova una soluzione soddisfacente ai problemi posti dalla vita, è giusto vedere il mondo come qualcosa di orribile.

10) E’ possibile raggiungere il massimo di felicità attraverso la passività e l’inazione

Idee irrazionali e sofferenza esistenziale.

Gli schemi di conoscenza del mondo, le regole tacite e i processi mentali che definiscono queste pericolose idee patologiche sono:

- trarre conclusioni affrettate in assenza di prove e addirittura in presenza di prove contrastanti (inferenza arbitraria)
– fornire attenzione solo o prevalentemente agli aspetti negativi delle situazioni e delle emozioni vissute (astrazione selettiva delle informazione)
– connotare un intero settore della realtà in base alle caratteristiche di una singola situazione (ipergeneralizzazione)
– ingigantire o minimizzare
– attribuire a se stessi la responsabilità di eventi fuori dal proprio controllo (personalizzazione)
– categorizzare ai due opposti le esperienze di vita senza vedere le tonalità di grigio (pensiero dicotomico)
– qualunque azione si compia, non si riuscirà a migliorare una determinata situazione (impotenza appresa e disperazione).

Per identificare i pensieri automatici ci si può chiedere, anche insieme allo psicologo che guida alle domande giuste, i seguenti quesiti: “Cosa mi è passato per la mente in quel momento di ansia/depressione/chiusura/sfogo sul cibo/rabbia?”; ricostruendo una situazione problematica possiamo chiederci: “Quando ci riflettiamo sopra, che pensieri facciamo?” – “Quali pensieri ricorrenti abbiamo in quella situazione?” – “In genere, cosa pensiamo o immaginiamo possa accadere?” – “Cosa significa per noi quella situazione?” – “Cosa pensiamo quando succede che…?”. Analizzando con lo psicologo le risposte, saremo sulla buona strada per un sano e salvifico “metterci-in-discussione”.

© 2015 – www.psicologiasalerno.it (di Ennio Preziosi)

Le prime sedute

Cosa accade tra cliente e psicologo.

Iniziativa personale o invio da terzi?

Frequentemente è un medico che consiglia di sottoporsi a una valutazione psicologica, altre volte la persona si rivolge a noi sotto pressione dei parenti oppure dietro consiglio di un conoscente oppure più direttamente tramite le informazioni dell’Albo, gli elenchi telefonici, Internet o altre forme di pubblicità. In alcuni casi il paziente chiede aiuto da solo e in solitudine.
Questi canali di invio sono legati alle aspettative della persona, alla motivazione a essere aiutato e a una prima idea della rete sociale e comunicativa naturale che sostiene la persona in questo percorso di vita.
Se a contattarci non è il diretto interessato, ma un terzo che vuole controllare la versione dei fatti, oppure che si fa carico di una “delega” di colui che ha bisogno di aiuto, preferiamo sempre essere contattati dal diretto interessato. Ciò per una valutazione di una motivazione valida, per evitare che nascano impressioni infondate nel diretto interessato riguardo alle informazioni date o ricevute dal “delegato”, e per non inquinare la nostra attenzione con preconcetti e pregiudizi, dai quali dovremo essere liberi. Tutto ciò ad eccezione dei casi in cui la gravità del caso o una serie di ragioni valide impediscano un contatto diretto. In ogni caso, dev’essere chiara la nostra indisponibilià a colludere con tentativi di violazione della riservatezza di un genitore, un partner o qualsiasi “terzo” che abbia concorso alla richiesta d’aiuto, salvo consenso del cliente diretto.

Accoglienza.
Il colloquio non è un interrogatorio e il punto fondamentale dell’accoglienza è permettere alla persona di organizzare liberamente e spontaneamente il modo di esprimersi e di relazionarsi che gli è caratteristico (es. chiederemo: “Qual è il motivo che l’ha indotta a venire qui da me?”, “cosa desidera portarmi?”). Le primissime parole pronunciate riguardo ai propri disagi sono quanto di più prezioso e importante possiamo conoscere di chi ci sta di fronte. Può essere anche utile accettare che la persona parta da un argomento apparentemente di nessuna importanza. Questo è il modo migliore di creare le precondizioni di un’anamnesi spontanea.
Può accadere anche che vengano richiesti “consigli e pareri immediati” su come comportarsi, cosa fare, come pensare…”. In questo caso rifletteremo concretamente, dovremo rispettare l’individualità della persona e anche sopportare l’impotenza sotto la pressione delle richieste immediate della vita: staremo a fianco a lei per aiutarla a decidere autonomamente e al meglio, facendo ordine nella storia personale, guardando uno dei suoi obiettivi da più punti di vista.

Voglia di piangere.
Spontanee e liberatorie reazioni emotive intense come il pianto, possono denotare il nostro successo nel far sentire “accolto” con intensa partecipazione il contenuto mentale della persona. Il giudizio è quanto di più lontano esiste nel colloquio psicologico. Il pianto a volte è un punto di arrivo terapeutico molto delicato e utile. E’ un bene prezioso che ci riporta all’autenticità della sofferenza umana e al dono di condividerla con noi psicologi.
Il cliente, se e quando lo vuole, può permettersi ” il lusso” di comunicarci liberamente ciò che desidera. E’ sempre utile ricordare esplicitamente e con precisione che “Ciò che ci confida è protetto dal segreto”. A tale proposito è indispensabile notare che colludere con la segretezza estrema di chi si rivolge a noi può rappresentare il risultato di un nostro pregiudizio disfunzionale relativo alla diversità e al malessere mentale che può alimentare il senso di vergogna e di inadeguatezza di chi abbiamo di fronte. Affrontare con naturalità e senza tabù gli argomenti dell’altro è già uno strumento iniziale che rassicura il cliente sul fatto di non essere la pecora nera della situazione, il colpevole, il diverso, una persona che esprime scandalo, fallimento, malattia. I tempi della mente ci costringono a gestire il nostro e l’altrui…

…silenzio.
E’ opportuno accogliere l’ansia che deriva dai silenzi e rimandare a un momento successivo le richieste di precisazioni e chiarimenti, annotando mentalmente le cose sulle quali desideriamo ritornare. E’ possibile dare continuità e fiducia al dialogo con il nostro interesse e la nostra disponibilità e competenza attenta. Noi psicologi siamo persone che non si meravigliano della sofferenza e non la giudicano, ma la curano.
Dare libertà al cliente che si racconta può significare innanzitutto liberare la nostra mente: far silenzio mentale in noi significa non interpretare, non classificare, non giudicare. Neutralità non significa oblio di se stessi ma implica una precisa presa di coscienza delle proprie presupposizioni e dei propri pregiudizi. Dobbiamo incontrare la persona nella sua realtà nuda, umana, sofferente, incontrandola non con le nostre parole sulle sue parole, evitando di incontrare noi stessi o un pallido riflesso di noi stessi. Allo scopo di lasciare libero il campo a chi arde dalla voglia di essere ascoltato riguardo a faccende che, molto probabilmente, non ha avuto l’opportunità di raccontare o comprendere altrove e con altri.

…empatia.
Come capire se siamo in relazione empatica con l’altro? Vi risparmierò definizioni tecniche per darvi delle coordinate che possano essere operativamente utili.
L’esperienza empatica è un’esperienza che produce benessere. Ascoltare eventuali “onde di risonanza” proprio lì nello stomaco o a fior di pelle, che nel silenzio dei nostri pensieri ci comunicano: “ciao compagno di avventura su questa Terra, credo di aver proprio capito cosa vuoi dire…”. La si inizia a verificare quando ci si accorge che si riesce mentalmente ad anticipare il corso dell’elaborazione spontanea dell’altro.
La comprensione empatica richiede il possesso della prospettiva dell’altro. Deve solo sfiorarci ‘idea che non condividiamo un comportamento o un pensiero: se una persona pensa o ha fatto così è perché è meravigliosamente diversa dagli altri 5.999.999.999 esseri umani sul pianeta.
L’empatia implica anche la capacità di utilizzare informazioni che riguardano noi stessi per cercare di conoscere un’altra persona e sintonizzarci con i suoi peculiari schemi mentali. Noi psicologi non abbiamo bisogno di metterci nei panni dell’altro per capire cosa avremmo pensato o fatto noi, ma per intuire come ci sentiremmo se avessimo deciso di adottare proprio quella sua soluzione così unica e particolare al problema: osservare con l’altro.
Dobbiamo saper entrare e poi uscire dall’empatia, mantenendo la condizione del “come se” e separarci – non con-fonderci – all’altro. Noi psicologi, al contrario di tanti conoscenti che il cliente avrà coinvolto nel suo racconto, diffidiamo sempre delle nostre opinioni basate su nostri personali sentimenti intensi (positivi o negativi); ci sono buone probabilità che tali opinioni siano dettate dai nostri bisogni piuttosto che da quelli dell’interlocutore. Che ha diritto al campo, alla libertà.
Esiste un’empatia che non aiuta ed è quella non dosata, che può diventare intrusiva e rispondere a desideri più o meno consapevoli di sedurre l’altro, di manipolarlo o gestirne i bisogni. Le proprie capacità empatiche sono influenzate dalle esperienze empatiche ricevute in passato, dalla motivazione ad empatizzare e dallo stato emotivo e cognitivo al momento del colloquio. Non solo dalla formazione scientifica ricevuta. Lo psicologo è quindi, innanzitutto, una persona con un’altra persona dinanzi.

Dallo psicologo

Dallo psicologo avrete l’opportunità di individuare diversi aspetti di voi stessi, delle vostre relazioni e dei vostri problemi. Focalizzerete l’attenzione su una questione difficile della vostra vita (o della vita di chi vi sta attorno) di cui desiderate migliorare il controllo, la soddisfazione, la realizzazione.

Dopo aver messo in luce una descrizione del problema, in cui poter capire cosa, dove, quando, come e perchè si verifica la situazione che intendete risolvere, a questo punto si cerca di sviluppare uno o più modi diversi di raccontare il problema, facendo anche qualcosa di più: individueremo insieme tutti i mezzi per risolverlo e valuteremo le possibilità di agire concretamente nel vostro ambiente di vita e sul vostro equilibrio psicologico e fisico.

Nei giorni successivi a questo tipo di analisi vi renderete conto della differenza tra le diverse visioni e il supporto delle diverse risorse che possono essere create per affrontare la situazione problematica. Inizierete a vedere i risultati provando attivamente ad attuare le strategie che man mano verranno fuori con l’espressione fiduciosa e completa di tutti i problemi e le tappe della vostra crescita che mi darete il privilegio di ascoltare e condividere nello spazio sacro del segreto professionale.

Se questo test iniziale, questo modo di comunicare, questo percorso fatto di motivazione, confidenza, coraggio si rivelerà efficace, sarete pronti a coltivare la curiosità di intraprendere un percorso psicologico che vi darà gli strumenti per interpretare e risolvere in maniera più creativa i nodi problematici della vita.

Il tutto attraverso esperienze concrete e tecniche di rilievo scientifico che vi consentiranno di trovare il punto di equilibrio tra cambiare e accettare attraverso i percorsi che dalla mente portano all’azione. Attraverso percorsi che dallo poltrona dello psicologo portano alla strada della vostra vita.

L’uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere.
BORIS PASTERNAK

Holstee Playstation Anne Puf

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Images by Johnathan Calugi

Example of self-hosted video

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Then so on…

We are about design is a statement or not it is, but you get it and value on so much more than just the nature of consequence of being minimal and going back to complexity. That’s come to see a problem was absolutely essential, whether or not the functional imperative, design.

From character to type form

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Art work by: Jonathan Calugi

Make this less

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