La professione di psicologo. Il codice deontologico degli psicologi italiani. Il tariffario degli psicologi italiani. Il consenso informato: garanzia e impegno dell’utente. L’ordine nazionale degli psicologi italiani. L’ordine regionale degli psicologi della Campania.
CULTURA E SCIENZA DEL BENESSERE MENTALE.
Per molti di voi può sembrare superfluo spiegare cosa fa uno psicologo. Diverse volte però mi sono sentito rivolgere alcune domande che mi hanno fatto aggiungere la mia voce a quella di tanti altri professionisti della salute mentale, con lo scopo di “promuovere la cultura della salute, della prevenzione e del benessere interiore”.
Esistono infatti tante, troppe visioni filmiche, confusioni, credenze popolari e non esiterei a dire timori (e a volte, ahimè, diffidenze) su noi professionisti che lavoriamo con questa cosa ritenuta immateriale ed eterea: la mente. Noi psicologi contemporanei lavoriamo nello sforzo di offrire l’avanguardia delle scienze e tecniche psicologiche al servizio di chi soffre o di chi vuole chiarirsi, di chi deve riacquistare funzioni cognitive e di chi vuole migliorarsi. La nuova generazione di psicologi offre prevenzione, diagnosi, cura, abilitazione, riabilitazione, sostegno alle persone, ai gruppi e agli organismi sociali sulla base di impegno scientifico e tecnico che sta spazzando via confusioni e diffidenze.
Finalmente psicologo può diventarlo solo un laureato in scienze e tecniche psicologiche, mentre tra le precedenti generazioni di “psicologi-non-psicologi” il caos regna sovrano: a stento i maghi e forse gli esorcisti non erano benvenuti all’Albo dell’Ordine professionale... per il resto, laureati in qualunque materia (avete letto bene) che avessero dichiarato di aver avuto esperienze in psicologia, erano invitati volentieri ad iscriversi all’Albo per rimpolpare le magre casse del nascente Ordine professionale.
La mente è nel corpo e il corpo è nella mente. Con questo voglio intendere che gli equilibri ormonali, neurochimici, anatomici in cui è immerso il nostro essere corporeo influenzano i pensieri e i comportamenti, ma è vero anche il contrario. Eric R. Kandel, neuroscienziato premio nobel per la fisiologia nel 2000, ha risolto definifitamente il dualismo cartesiano che separava la sostanza pensante (res cogitans) e la sostanza fisica (res extensa). La grande rivoluzione delle neuroscienze dal 2000 a oggi infatti è stata quella di scoprire che l’esperienza psicoterapeutica (così come le esperienze strutturate e incisive della nostra vita) modifica stabilmente la chimica, l’espressione genetica e l’anatomia del cervello. Pensate, ad esempio, a quelle coppie con problemi di sterilità che dopo aver adottato un bambino, acquistano fiducia in sé stesse e diventano feconde. L’esperienza positiva di essere genitore attiva meccanismi ormonali che permettono al corpo di riscoprire le proprie capacità. Mente e corpo sono dunque in una relazione biunivoca. A pensarci abbiamo raggiunto con la scienza (dopo più di 2000 anni!) l’arcinota e saggia intuizione dei latini: mens sana in corpore sano. E abbiamo superato le barriere tra cura biologica e cura psicologica, con immensi vantaggi per il paziente.
??? DOMANDE COMUNI SUGLI “PSI”.
Alcune domande su noi professionisti della salute mentale sono naturali: che differenza c'è tra psicologo e psichiatra? Lo psicologo prescrive farmaci? Lo psicologo è un umanista o uno scienziato? Altre domande mi sono sembrate suggerite da informazioni incomplete o filmiche sulla salute mentale: ci vanno i matti dallo psicologo? Una persona depressa o ansiosa deve farcela da sola? ...Ce l’hai il lettino come nei film? Andiamo per ordine. Lo psichiatra cura con strumenti farmacologici i disturbi mentali. Lo psicologo (laureato, lo ripetiamo, in psicologia a indirizzo clinico o evolutivo) cura con strumenti cognitivi, comportamentali e educativi i disturbi mentali, le difficoltà di comunicazione e di relazione, il disagio emotivo.
Gli psicofarmaci se sono necessari e se non diventano qualcosa di comodo a cui aggrapparsi, sono un trattamento spesso indispensabile che agisce:
1) in maniera generica e globale sui sintomi,
2) con il prezzo di effetti collaterali,
3) sono paragonabili ad un “salvagente” per un “naufrago”: sono spesso un necessario e prezioso aiuto iniziale o duraturo che libera dai sintomi e
4) rappresentano un traguardo scientifico rivoluzionario per la società intera nella cura dei disturbi mentali gravi.
Per quanto riguarda i trattamenti psicologici parliamo di trattamenti cognitivo-comportamentali che sono quelli di maggiore efficacia provata basata sull’evidenza (come evidenziato da ampi studi epidemiologici inseriti nel Cochrane Database of Systematic Reviews, www.cochrane.org e pubblicati sulla rivista Evidence-Based Mental Health, www.cebmh.org). I trattamenti psicologici sono:
1) altamente personalizzati e ti rendono attivo promotore del tuo benessere, agendo anche sulle cause,
2) senza effetti collaterali e utili da soli, se il disturbo non è pervasivo,
3) sono paragonabili ad un “insegnamento a nuotare” con le proprie braccia e gambe, per il “naufrago” tra le onde del disagio psichico e
4) sono necessari a completare l’eventuale lavoro del medico sull’aspetto biologico e sintomatico del disturbo e per monitorare l’aderenza all’eventuale terapia farmacologica nonché lo scalaggio della stessa.
La fitoterapia, l’omeopatia, l’aromaterapia e altre cure integrative sono di grande interesse e di enorme aiuto per trattare sintomi lievi.
Una vecchia freddura dice che la differenza tra psichiatra e psicologo è questa: il primo dà i farmaci per far tacere il paziente, il secondo fa parlare il paziente senza dare farmaci. I progressi delle neuroscienze e delle tecniche psicologiche oggi fanno finalmente parlare innanzitutto i medici e gli psicologi tra di loro! Quello che noi psicologi contemporanei auspichiamo è che esistano sempre più medici “illuminati” che riconoscono la scientificità degli approcci psicoterapici contemporanei e che al contempo esistano sempre più psicologi altrettanto “illuminati” che diventino alleati dei medici e conoscano e siano in grado di monitorare e di apprezzare gli effetti degli psicofarmaci di nuova generazione. La cura oggi può essere globale.
Lo psicologo contemporaneo quindi è un professionista all’avanguardia che conosce e applica i metodi e i risultati della ricerca scientifica nel proprio campo e negli ambiti scientifici con cui si integra il suo operato. Grande confusione è nata anche dalla molteplicità degli approcci (“orientamenti teorici”) che esistono in psicologia. Questa confusione è spazzata via da una pratica che metta al centro la persona da curare ed è superata da tecniche basate su studi di efficacia e soprattutto di efficienza: percorsi brevi che lascino il paziente autonomo.
Resta infine spesso difficile collaborare e comunicare con la retroguardia (precedentemente citata) di psicologi-non-psicologi (per intenderci, i laureati nelle più disparate discipline ma iscritti all’Albo grazie alla sanatoria pre-legge 56/89). Ancora più difficile è collaborare con medici diffidenti (non sempre a torto) nei confronti di tale retroguardia ascientifica, o con le idee così tanto chiare da definirsi “organicisti”, convinti cioè di poter “risolvere-il-problema” con lo psicofarmaco per zittire il paziente o confinarlo in circuiti psichiatrici perversi, dimenticando di dover “aiutare-la-persona” che cerca una relazione terapeutica.
ANDARE DALLO PSICOLOGO: TRA MODA E NECESSITA’.
Se l’esempio degli altri è una spinta a curarti o a prevenire un disturbo che fa capolino... bene: accomodati allo studio. Se sei incuriosito/a da tecniche che possono migliorare il tuo rendimento, la tua serenità, la tua energia, la tua comunicazione con gli altri, le tue capacità decisionali, relazionali, mentali... benissimo: lo psicologo è la persona che conosce e orienta i fenomeni collegati ai meccanismi mentali e affettivi attraverso esercizi, tecniche, compiti, percorsi motivazionali e colloqui nel profondo. Se una consulenza psicologica ti è stata consigliata da un medico o da qualunque altra persona che si prende cura di te, il passo successivo è quello di vincere la eventuale vergogna o gli altri ostacoli al tuo riequilibrio, confortato/a dalla serietà, dalla segretezza, dal rispetto del tuo psicologo che ti accoglie nella propria struttura e ha a cuore una tua migliore realizzazione personale.
Se pensi di fare delle sedute per emulazione/imitazione/moda, rischi di prendere alla leggera un prezioso percorso di conoscenza profonda. Per attraversare questo percorso è bene che esista una reale motivazione a mettersi in discussione, ad ampliare i propri punti di vista sulla vita e a realizzare un’esistenza più appagante. A questo proposito ti invito a richiedere un consulto online e a fare il test: ho bisogno dello psicologo? per orientarti.
SE VAI DALLO PSICOLOGO SARAI AUTONOMO E RESPONSABILE.
Non mi sento di usare mezzi termini: chi dice a una persona che soffre “devi farcela da solo/a” è una persona crudele. E crudele a volte può essere anche un genitore.
Sta finalmente sparendo, almeno nelle grandi città, il preconcetto nemico numero uno della prevenzione e dell’autoconoscenza: l’equazione “paziente dello psicologo = matto” (etichetta ovviamente poco rispettosa). Le applicazioni della psicologia al benessere delle persone, infatti, sono numerose e vi invito a scoprirle.
Oggi qualcosa è cambiato. La pratica cognitivo-comportamentale è la risposta di avanguardia e la mia attività clinica, basata su ricerche applicate negli USA e al Policlinico “Gemelli”, mi ha fatto accorgere dei danni impressionanti che la psicoanalisi classica ha fatto alle persone: trattamenti prolungati e insostenibili basati su impalcature teoriche e definizioni infondate che vengono prima dei fatti. Il risultato?
Un’impasse nella spasmodica ricerca del passato e una dipendenza passiva dei pazienti dagli psicologi e dalle loro definizioni oscure e metafisiche. La tecnica cognitiva deve moltissimo alla psicoanalisi e molti spunti di riflessione e di azione sono nati dai meriti e dagli errori della teoria psicodinamica, con l’aggiunta anche della ricerca come terreno principale della pratica.
Tali arbitrarietà ascientifiche (e poco deontologicamente corrette) hanno mostrato per anni il fianco ai detrattori della psicologia intesa come scienza clinica e come dotazione di risorse autonome alle persone. Le tecniche cognitivo-comportamentali ci impongono di misurare con parsimonia e semplicità i fatti che accadono alla gente e di partecipare al sapere in solidità con la comunità scientifica internazionale, ma soprattutto rendono il paziente attore autonomo e responsabile del cambiamento. Conta il passato ma anche il presente e il futuro, contano i sentimenti e le parole ma anche le azioni, gli esercizi, l’apprendimento e i patti che si stringono col terapeuta nel decidere di intraprendere attivamente e gradualmente il cambiamento, attorno a sé e nei propri pensieri più profondi.
L’EQUILIBRIO TRA ACCETTARE E CAMBIARE.
Ci troviamo spesso con i pazienti (e in alcuni casi anche con le loro famiglie) a dover far loro accettare alcune cose e a farne cambiare altre, facendo sempre in modo che quello che accade tra le mura della stanza di consultazione venga appreso e utilizzato nel mondo esterno.
Vogliamo agire con i fatti. I fatti sono incisivi, misurabili, utili. Benjamin Franklin disse: “raccontami e io dimentico, insegnami e io ricordo, coinvolgimi e io imparo”.


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